Recensione di: Aldo Di Lello (Giornalista e scrittore)

Se la nostra civiltà è destinata alla salvezza, la salvezza arriverà dalla preghiera. Preghiera vuol dire colloquio dell’uomo con Dio. Mantenere sempre attiva questa specialissima linea di comunicazione significa, per l’uomo, riscoprire i contenuti essenziali del proprio essere nel mondo.
Prendiamo il Padre Nostro, la “preghiera perfetta”, come è stata definita. L’invocazione iniziale “Padre nostro che sei nei cieli…” è l’inno più alto alla fratellanza tra gli uomini che mai sia arrivato dalla nostra storia e dalla nostra tradizione. Invocare il “Padre comune” , oltre che sublime atto di devozione, significa infatti ricordare che siamo tutti fratelli.

Queste ed altre profonde riflessioni sono ispirate dal libro di Franco Casoni “Il Padre Nostro con immagini gestuali”, un’opera decisamente diversa da quelle che normalmente arrivano dal mondo editoriale; e diversa perché tesa a indicare un’oasi di silenzio e di raccogliemento lontana dal clamore, dalla distrazione, dal chiacchiericcio, spesso vano, che invadono la nostra vita.

Questo libro appartiene a quella “letteratura spirituale” che non sembra interessare alla maggioranza del pubblico odierno. Dico “non sembra”, perché in realtà i motivi di una vasta divulgazione ci sarebbero tutti, essendo ampia e diffusa la domanda di significati di vita più autentici e più profondi.
E non c’è dubbio che ci vorrebbero più coraggio e più apertura, da parte del mondo editoriale, per allargare l’offerta di questo tipo di opere, che rispondono a quelle esigenze essenziali dell’uomo che non passano mai di moda per il semplice fatto che non seguono mai la moda, guardando a prospettive e interessi intangibili e imperituri.
Ma questo è un altro discorso…
Tornando al libro di Casoni, il suo discorso nasce da un’intuizione semplice, ma proprio perché semplice, spesso trascurata: la gestualità come fattore che potenzia la concentrazione della persona in preghiera, agevolando la sua ricerca di contatto con Dio insieme con la pronuncia delle parole. “La proposta di una preghiere recitata con l’aggiunta delle gestualità” vuole essere –come
scrive l’autore- “un ulteriore strumento da utilizzare stando raccolti in casa, in silenzio e da soli, per aumentare l’attenzione e la partecipazione sul significato delle parole” contenute nel Padre Nostro.
La semplicità dell’ispirazione rimanda alla profondità di un’idea: se la comunicazione dell’uomo passa anche per il gesto e se la preghiera è comunicazione, perché non accompagnare le parole della preghiera con i gesti?

Nella tradizione cristiana, la gestualità è codificata nel rituale liturgico e in alcune “posture” classiche dell’adorazione e della preghiera.
La devozione si esprime normalmente nella parola, nell’icona e nei gesti rituali connessi ai pellegrinaggi e alle processioni. Le modalità della preghiera e del raccoglimento in solitudine sono lasciate alla libertà dell’orante, non dovendosi registrare la presenza di una tradizione gestuale particolarmente sviluppata.

In realtà una tradizione esiste, ancorché poco conosciuta. Si tratta dei “nove modi di pregare che S. Domenico ha lasciato in eredità ai suoi discepoli” e che sono riproposti nelle prime pagine del volume attraverso la riproduzione delle miniature medievali che li illustrano.

Nel volume è però chiarito che l’autore non ha tratto ispirazione da questo insegnamento, il quale è motivato da sublimi e particolari ragioni teologiche e ascetiche. L’intuizione di Casoni nasce dall’esperienza personale e da un moto interiore volto a un contatto sempre più intenso e partecipato con il trascendente.

Il riferimento a S. Domenico sta a significare che la sensibilità espressa dall’autore è comunque presente nella storia della cristianità.
La forza del libro risiede nell’ansia comunicativa che pervade le sue pagine.

L’esperienza dell’autore si fa, in ciò, testimonianza. La scoperta individuale trascende la sfera privata e si trasforma in narrazione, insegnamento, invito, condivisione. Nell’uscire da sé, nel raccontare sé s’afferma compiutamente come cristianesimo vissuto.

Anche perché Casoni invita il lettore a riscoprire il significato profondo di ogni espressione contenuta nel Padre Nostro proponendola alla luce delle Sacre Scritture e della dottrina.

Il suo discorso è dunque spirituale e, insieme, pedagogico.

Una ulteriore e interessante ispirazione contenuta nel libro è il suo invito a riscoprire, proprio grazie alla gestualità, la dimensione corporea della fede, quel profilo, caratteristico del cristianesimo, che, nella comune percezione del fatto religioso, tende talvolta a essere trascurato o negato nello spiritualismo o
nell’intellettualismo.

Si tratta di fraintendimenti che conducono al misconoscimento della visione integrale dell’uomo proposta dal cristianesimo, che è appunto la visione dell’unità profonda tra spirito e corpo. E’ la riscoperta di verità semplici quella proposta da Casoni, verità che nascono da un fede profondamente vissuta e intensamente testimoniata.
Molti, leggendo il libro, potranno sicuramente chiedersi: “Perché non mi sono mai accorto prima di questa possibilità di preghiera?” . A ciascuno la sua risposta, sulla base della propria esperienza interiore.
Rimane comunque il fatto che le voci, spesso assordanti, del nostro tempo portano tante persone a trascurare le domande fondamentali e semplici (e semplici proprio perché fondamentali) dell’ umanità e della fratellanza tra uomini.
Come affermò il grande scrittore cattolico André Frossard, “l’uomo moderno capisce tutto, tutto meno ciò che è semplice”.

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